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Questioni italiane seguite dall'ufficio Frassoni

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CONTINUA LA CAMPAGNA DI DISINFORMAZIONE SUL REGOLAMENTO RAI DA PARTE DELLE SUPERSTAR DEI TALKSHOW

In questi ultimi giorni si sono sentite alte e drammatiche parole soprattutto da esponenti del centrosinistra contro il regolamento approvato dalla commissione di Vigilianza e che applica il principio già esistente da tempo della Par Condicio. Con tutto il rispetto, non sono affatto d’accordo.  E mi sorprende molto che anche da parte dei partiti minori non si porti per nulla in avanti il fatto che la cosa davvero scandalosa di quel regolamento é l’esclusione dei partiti che non hanno rappresentanza parlamentare dalla prima pare della campagna elettorale, norma condivisa da PD e PDL e che prosegue la logica di eliminazione sistematica dal dibattito di quelle forze politiche che per varie vicende   (dalle leggi elettorali cambiate all’ultimo minuto alla totale cancellazione dalle televisioni durante la campagna elettorale) non hanno raggiunto il 4% alle elezioni europee. Non é un caso che non se ne parli per niente, anche se alle scorse elezioni il 12% di elettori sia rimasto senza rappresentanza in Europa. Ma tornando al pomo del contendere, io penso che questa levata di scudi segua un po’ lo stesso metodo di Berlusconi. Nel senso che si scarta il merito della questione e si ripetono all’infinito cose non corrette spacciandole come verità. Superando la mia ingenuità, ho ormai capito che in Italia anche trasmissioni come Anno Zero o Ballaro o giornali come Repubblica perseguono un disegno loro o almeno « anche » un disegno loro. Quindi spingono su questo o quello non in riferimento a ciò che é obiettivamente importante fare uscire per informare i cittadini, ma a seconda di quello che in quel momento a loro conviene. Molto spesso questo disegno é la stesso di quello di tanti di noi, quindi ci va bene. Ma non sempre é cosi e soprattutto non sempre le priorità dell’agenda in questione corrispondono a quelle reali. Tanto é vero che nessuna di quelle trasmissioni ha parlato di Copenhagen o i cambiamenti climatici, quando è indubbio che questa sia una priorità importante almeno quanto il Lodo Alfano: Angelo Bonelli sta davanti alla RAI in sciopero della fame da settimane su questo e non mi pare che ci siano ancora movimenti concreti da parte di coloro che oggi giustamente si sbracciano contro bavagli e regole capestro.

Insomma, se anche la trasmissione di approfondimento è in realtà un modo per fare passare un’opinione politica, allora almeno prima delle elezioni bisogna che ci siano regole diverse e più spazio di quello che garantiscono le rispettabili opinioni dei conduttori. E non mi venite a dire che la TV e quelle trasmissioni non spostano nulla perché allora non capisco perché Renata Polverini é candidata il Lazio e perché alcune persone sono diventate « opinion-makers » senza aver fatto null’altro che zompettare da una trasmissione all’altra o perché alcuni temi diventano superimportanti e altri proprio no. Perciò io sono risolutamente a favore del regolamento. Almeno nei 30 giorni prima delle elezioni é necessario che anche le superstar possano dare spazio a temi e persone che non trovano mai alcuna attenzione e visibilità, nel bene ma anche nel male, al fine di esporre i meriti e le competenze ma anche i demeriti e le incompetenze di chi partecipa alla competizione elettorale. Se non lo vorranno fare loro direttamente allora é giusto che si creino spazi elettorali negli stessi momenti magari organizzati in modo più vivace e intéressante che nel récente passato. E’ vero lo ammetto, io ho su questo tema un’opinione molto influenzata dalla esperienza della campagna elettorale europea dove non ho avuto alcun modo di fare valere niente, né i temi, né l’esperienza né la competenza, in mancanza appunto di soldi e di TV e nel contesto di una modifica elettorale fatta al fotofinish. Ma è proprio a partire dalla mia esperienza che esprimo l’auspicio che i conduttori star scendano dal loro piedestallo e facciano anche loro un po’ di informazione senza altra agenda « cachée » e contribuiscano cosi a fare di queste elezioni regionali un momento di vera politica nel senso più nobile e utile del termine, e cioè di scelta dell’opzione migliore per il governo della cosa pubblica.

 
 


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